01 February, 2011

pensieri di un finale di serata.

sensazioni di una serata passata a parlare di "finali". 
il finale, chissà perchè, è ciò che ti resta sempre più impresso. succede per le rappresentazioni teatrali, per i balletti, succede agli esami. accade anche nei rapporti: sempre meglio partir male e poi riprendersi piuttosto che il contrario.
ho sempre fatto caso a quando ordini i gusti del gelato. sul cono - assurdo, ma ho fatto delle prove - il primo gusto che viene messo sul gelato, e quindi l'ultimo che mangeremo, è sempre l'ultimo, è la tua chiusura dolce. l'ultimo sapore, l'ultima impressione, l'ultimo profumo nel naso, è questo che ci ricordiamo. non so se scientificamente sia provato o se sia solo la nostra memoria ad avere facilità maggiore con le memorizzazioni di atti o immagini più recenti; quello che so è che la conclusione conta sempre e pesa tanto.
che sia esso bello o brutto ne è fondamentale la presenza, senza la quale il processo di metabolizzazione diventa più complicato, a volte quasi impossibile. senza il finale non siamo pronti, non sigilliamo, non chiudiamo, siamo sospesi. la sua assenza è un ulteriore appiglio, una bacata convinzione di esistenze falsate.
anche io voglio il mio finale, con te. 
e non ne voglio uno qualunque, ne voglio uno romantico, che riassuma tutto e che ci lasci andare, che non sminuisca nulla - ne lo ingigantisca - e che permanga nel tempo.
se i ricordi di alcuni rapporti convivranno con noi per più tempo di quanto questi rapporti siano persistiti è doveroso scegliere come rinchiuderli, prima nel cuore e poi, più avanti, con il tempo, in un angolo lontano e personalissimo della nostra memoria.

io ne voglio uno come il concerto di vienna del primo dell'anno, però al contrario, con la stessa enfasi, ma in chiusura. 
in fondo ogni interruzione rappresenta l'inizio di altro, almeno, fino al prossimo finale.

20 January, 2011

io sì, ancora mi sorprendo.

e quando lo faccio mi sorprendo di essere sorpresa. sono due giorni che covo nervosismo, che non esterno il fastidio che ho provato per una di quelle cose che agli occhi dei più sono solo cazzate. sono una di quelle persone che a queste cose ci tiene.
il ciao la mattina, l'avvisare quando fai tardi, il guardare negli occhi le persone quando ti parlano, il chiamarle per nome, non dire le bugie ed avvisare, si, avvisare. che mi si avvisi è un qualcosa che esigo. quando si hanno dei piani comuni, siano essi appuntamenti di ordinaria quotidianeità - e quindi di semplice gestione, oppure complessi rapporti, si avvisa. si avvisa se cambiano le cose, nel bene o nel male, si avvisa quando non ce la si fa. è una questione di rispetto, di coinvolgimento, e si, di aspettative. queste stra-maledette aspettative. anche sulle faccende minori sono sempre li ad insediarti i pensieri, a lasciarti fantasticare per poi buttarti giù, a sfiorare il suolo, con decisione. sono come i sogni, ma più terrene. io ne ho uno zaino pieno, e ne lascio andar qualcuna perchè quando cado mi faccio male. inevitabilmente c'è sempre qualcosa di altro in cui inizio a sognare, poi a sperare fino a farlo diventare una possibilità. tutto sempre nella mia testa: più sono stupidaggini e meno me ne faccio una ragione. così anche solo un appuntamento mancato, una cosa scema e di poco valore ad inizio giornata, diventa un'altra di quelle situazioni da ricordare come profondamente deludenti. così decido di tenere per me la sensazione di pesantezza che provo. sai perchè? perchè le cose richieste, non c'è niente da fare, valgono sempre la metà.

07 January, 2011

mi sento fortunata.

oggi sono rientrata in ufficio. è una buona giornata, qui non c'è anima viva ed i pensieri si riordinano più facilmente. è un buon periodo. il trasferimento due giorni fa nella nuova casa: stamattina il secondo risveglio tra quelle mura - mi piace. faccio sogni strani, mi sveglio nel pieno della notte, sogno di complotti. credo di dovermi ancora abituare, ci vorrà un po', l'entusiasmo è tanto. 
queste settimane ho avuto la conferma, che forse per la prima volta, anche io sto iniziando ad imparare dalle esperienze, e che quindi, anche se non ottengo sempre ciò che desidero - e diciamolo, capita a tutti più spesso di quanto vorremmo - affronto ogni giorno in maniera diversa. dopo aver passato due mesi da pazza isterica ed instabile silenziosa, eccomi qui, di nuovo a scrivere con tranquillità. non riuscivo a mettere le parole in fila. riga dopo riga si inizia ancora.
la proiezione è al futuro, un roseo futuro. dopo tutto mi sento fortunata.